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lettLe ulcere croniche sono lesioni che non tendono a guarigione spontanea, in cui il processo di guarigione non evolve nei normali stadi di infiammazione, proliferazione e rimodellamento. Questa condizione rappresenta un serio limite sia fisico che psicologico per il paziente ed anche un problema per il sistema sanitario nazionale.

La ricerca in questo campo è particolarmente fertile, nuove tecniche che mirano a ridurre i tempi di guarigione, sono costantemente valutate e studiate.  La terapia a Pressione Negativa è una delle metodiche che sicuramente ha cambiato l’approccio al trattamento delle ulcere.Gli Autori hanno effettuato una revisione della letteratura per la ricerca di articoli indexati, usando come Key words Negative-pressure wound therapy e come database PubMed/Medline e OVID, con una finestra temporale che va dal 1998 al 2016. In questo modo hanno ottenuto milletrecentoquarantasette pubblicazioni, a dimostrazione dell’enorme interesse della ricerca in questo campo, con un significativo picco negli anni 2007-2008.

Osservando la distribuzione globale sulle pubblicazioni sulla Pressione Negativa si è visto che tantissimi paesi hanno contribuito scientificamente, ma il più grande volume di pubblicazione lo hanno gli Stati Uniti, con circa il 43% delle pubblicazioni totali, e la Gran Bretagna con circa il 29%. L’Italia invece ha contribuito con solo il 2% in questo campo, questo a mio avviso riflette le differenti disponibilità economiche dei diversi Sistemi Nazionali Sanitari, infatti la Pressione Negativa è una metodica molto efficace ma impegnativa economicamente che richiede un investimento economico iniziale importante.

Al giorno d’oggi, variazioni alla classica Pressione Negativa, sono costantemente esplorate: abbiamo la Pressione Negativa con instillazione, che permette la contemporanea irrigazione della ferita o l’uso di spugne con differenti dimensione dei pori o ancora l’utilizzo di scaffold di materiali differenti. Questo dimostra come anche se questa metodica ha ormai un efficacia dimostrata e ben standardizzata, le possibili evoluzioni sono costantemente ricercate da molti autori. 

Autore del contributo di commento:

 scuderi nicolo Prof. Nicolò Scuderi Membro del Comitato Scientifico Agorà

Work in progress 1024x603 250x147 con la collaborazione del Dott. Paolo Fioramonti

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO

 

Plastic & Reconstructive Surgery:

September 2016 - Volume 138 - Issue 3S - p 129S–137S

doi: 10.1097/PRS.0000000000002645

Original Articles

 

Negative-Pressure Wound Therapy: A Comprehensive Review of the Evidence

Anghel, Ersilia L. BS, BA; Kim, Paul J. DPM, MS, FACFAS

Background: Negative-pressure wound therapy (NPWT) and its variations are an established adjunctive modality for the treatment of wounds. Since its introduction, there have been an increasing number of publications with periods of rapid increases in the number of publications after innovations to the technology. Its application in different wound types and varying clinical scenarios has also contributed to the growing number of publications.

Methods: A comprehensive literature review (1998–2016) was performed using key words most relevant to NPWT using PubMed/Medline and OVID. Eligibility criteria included higher level evidence studies.

Results: One thousand three hundred and forty-seven publications were identified. A total of 26 publications are included in this review: 16 comparing NPWT with standard wound dressing, 6 comparing variations of NPWT, and 4 for NPWT with instillation. The level of evidence, wound type studied, reported outcomes and impact, and key findings are tabulated and discussed.

Conclusions: The number of publications has grown significantly since the inception of NPWT. In part, this reflects the variations of NPWT that have developed. However, a greater number of robust, randomized, prospective studies are needed to support its wide spread use.

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lett

Lo studio conferma la possiiblità di agire con modulatori dell’espressione genetica. In pratica molecole farmacologiche, come in questo caso, piuttosto che nutraceutiche, come in altri casi, sono in grado di “accendere” specifici geni, ai quali è poi demandata l’azione terapeutica o preventiva.

Nel caso specifico si evidenzia una nuova opportunità nel trattamento delle cicatrici ipertrofiche, spesso sequela di interventi chirurgici o anche laserchirurgici, in grado di agire sia direttamente sia indirettamente (modulazione genetica / farmacogenomica) sulla cicatrice.

Autore del contributo di commento:

 GALIMBERTI DAMIANO COMITATO Galimberti Damiano Membro del Comitato Scientifico Agorà

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO:

Dermatol Surg. 2017 Jan;

43 Suppl 1:S37-S46.

doi: 10.1097/DSS.0000000000000990.

 

A Comparison of Gene Expression of Decorin and MMP13 in Hypertrophic Scars Treated With Calcium Channel Blocker, Steroid, and Interferon: a Human- Scar- Carrying Animal Model Study 

Yang SY1Yang JYHsiao YCChuang SS.

 

 BACKGROUND: The formation of hypertrophic scaring (HSc) is an abnormal wound-healing response. In a previous study, an animal model with human scar tissue implanted into nude mice (BALB/c) has been successfully established. The effects of verapamil as well as combination therapy with verapamil and kenacort have been studied and compared.

OBJECTIVE:To treat persistent hypertrophic scars, local injection of drugs composed of steroids, calcium channel blockers (CCBs), and interferon might be a good method. What is the best dose of the regimen and what are the mechanisms are also a worthwhile study.

MATERIALS AND METHODS:Scar specimens were harvested from patients with HSc or Keloid resulting from burn injury, and then implanted to BALB/c-nu nude mice for 4 weeks. Before implantation, the specimen was either injected with or without drugs such as steroids (kenacort), CCBs (verapamil), and interferons (INFα2b), respectively. After the removal of implants, quantitative gene expressions of decorin and collagenase (MMP13) were measured using a real-time polymerase chain reaction to detect their mRNAs. Two way-ANOVA and Post Hoc were used for statistical analysis using the software SPSS 15.0.

RESULTS: All drug-treated groups increased the expressions of decorin and MMP13 in comparison with those in noninjected group (p < .001) in a dose-dependent manner. Comparing equal amounts of individual drugs, gene expression of decorin was increased with increasing injection amount, and the best result in low amount of injection (0.02 mL of each) was shown in the group injected with INFα2b followed by kenacort and verapamil. However, the results were changed while injection amount was up to 0.04 mL and the strongest decorin gene expression was found in kenacort injection. Regarding MMP-13 expression, low-amount injection (0.02 mL) of INFα2b has strongest gene expression followed by kenacort and verapamil, but in the large-amount regimes (0.04 mL), verapamil had strongest gene expression followed by INFα2b and kenacort.

CONCLUSION:This study showed that the kenacort, verapamil, and INFα2b all inhibited HSc in a dose-dependent manner through the evidence of gene expression of decorin and MMP13. In comparison with the injections between small amounts of drugs, INFα2b potentiated the strongest decorin and MMP13 expression. On the contrary, among the large-amount injection regimes, kenacrot was more effective on decorin expression as verapamil to MMP13 expression. To decrease side effects from the drugs and produce promising results for the clinical practice, it is suggested to maintain the dose of INFα2b along with an increased dose of verapamil for HSc improvement.

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lett

Gli autori  focalizzano l’attenzione sull’ importanza del ruolo strutturale e funzionale delle fibre elastiche del derma sia nel processo di cicatrizzazione che nel miglioramento clinico delle cicatrici dopo laserterapia. A tal fine riportano  una ampia revisione degli studi istologici descritti  dalla  letteratura presente in PubMed/MEDLINE dal 1987 al 2015, che  dimostrano, oltre alle  modifiche a carico del collagene, anche  produzione di nuova elastina e riorganizzazione delle fibre elastiche correlate con il miglioramento clinico, delle cicatrici,  dopo trattamento con vari tipi di laser (ablativo,non ablativo e frazionato) e altre metodiche di resurfacing. La perdita e la disorganizzazione dei componenti delle fibre elastiche gioca un ruolo fondamentale nella cicatrizzazione anomala (cicatrici atrofiche, ipertrofiche e cheloidee); alterazioni ereditarie delle componenti delle fibre elastiche risultano in malattie del tessuto connettivo quali la cutis laxa e la Sindrome di  Marfan; la progressiva perdita di fibre elastiche contribuisce all’invecchiamento cutaneo cronologico mentre  l’ elastosi solare al danno cutaneo foto indotto: è quindi evidente quanto sia  importante l’ integrità delle fibre elastiche per il benessere cutaneo.

Per quanto riguarda la formazione della cicatrice, cambiamenti quantitativi e qualitativi di collagene ed elastina (fibre elastiche sottili, irregolari, frammentate, disorganizzate) sono stati dimostrati in tutti i tipi di cicatrici anomala, ed anche nelle cicatrici atrofiche da acne e nelle ice pick ; uno studio su 182 cicatrici recenti ha dimostrato che il 91% delle cicatrici era privo di elastina per i primi tre mesi e dopo tre mesi  una  nuova produzione di elastina si è verificata  nel 40% dei casi. In tutte le cicatrici e soprattutto nei cheloidi è stato rilevato un cambiamento nella struttura delle micro fibrille per diminuzione di fibrillina, indispensabile supporto strutturale delle micro fibrille per la formazione di  fibre elastiche mature.

Il  trattamento laser delle cicatrici, in continua evoluzione, ha  il fine di promuovere il rimodellamento dermico, di sostituire fibre irregolari con tessuto sano e recuperare i componenti dermici perduti. Si riportano i risultati istologici dopo trattamenti  laser Co2 ablativi tradizionali e frazionati, devices vascolari Co2 non ablativi come neodimio: NdYAG , KTP e  PDL ma anche dopo altre procedure quali IPL (con filtri a 550-570 nm), microdermoabrasione, peeling chimico con acido piruvico e acido tricloracetico; gli studi sono stati effettuati perlopiù su  cicatrici atrofiche da acne, ma anche su striae distensae and , in 1 studio, su rughe ; in tutti i casi si sono dimostrate oltre alle modifiche sul collagene, neoelastogenesi e riorganizzazione delle fibre elastiche  a distanza di 3,6 o 12 mesi dal trattamento a seconda del tipo di procedura utilizzata e del numero di sedute. Dopo trattamento con laser non ablativi, è stata identificata  un’espulsione transdermica di fibre elastiche degenerate che potrebbe contribuire al turnover dell’elastina; nonostante altri  studi istologici  non dimostrino significativi cambiamenti in fibre elastiche  dopo procedure di resurfacing tuttavia è difficile correlare tali risultati ai miglioramenti clinici che sicuramente sono dovuti a modifiche sia del collagene che dell’elastina.

La gestione di  inestetismi come le cicatrici atrofiche da acne o le striae distensae, difficili da trattare  proprio per le loro caratteristiche istologiche e la localizzazione spesso profonda nel derma, è in continua evoluzione e richiede  costante  approfondimento dei complessi meccanismi di riparazione. La maggior parte  degli studi istologici  su cicatrici  trattate  con vari tipi di laser fa riferimento al ruolo del  collagene ; in questo lavoro si evidenzia come anche la produzione di nuova elastina e la riorganizzazione delle fibre elastiche siano fondamentali per ottenere miglioramenti clinici soddisfacenti.  Avere a disposizione studi istologici che non potrebbero ovviamente essere effettuati in  pazienti trattati per  ringiovanimento cutaneo rappresenta inoltre  un  valido aiuto nella scelta delle tecnologie e delle procedure più idonee di resurfacing. 

Autore del contributo di commento:

 SOMMARIVA RAFFAELLA COMITATO Raffaella Sommariva Membro del Comitato Scientifico Agorà

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO:

Dermatol Surg.
 2017 Jan;43 Suppl 1:S19-S24.
doi: 10.1097/DSS.0000000000000840.

 

The Role of Elastic Fibers in Scars Formation and Treatment 

Cohen BEGeronemus RGMcDaniel DHBrauer JA.

 

BACKGROUND: Laser therapy is a continuously evolving treatment option for scars, and the underlying therapeutic mechanisms continue to be elucidated.

OBJECTIVE: To comprehensively review the literature to summarize the role of elastin in the formation scars, as well as treatment via therapeutic lasers.

METHODS: Review of the PubMED/MEDLINE database for available studies pertaining to the role of elastic fibers in scar formation and after laser-based therapy.

RESULTS: The loss and disorganization of elastic fiber components plays a role in the development of atrophic, hypertrophic, and keloid scars. While the majority of histologic studies focus on the underlying changes in collagen, neoelastogenesis and reorganization of elastic fibers have also been demonstrated in studies using ablative, nonablative, and fractional laser devices for the treatment of scars.

CONCLUSION: Production of novel elastin and normalization of elastic fiber organization occur after a variety of resurfacing procedures to treat scarring. As the treatment modalities to manage scars continue to evolve, further characterization of the role of elastin in the skin and in scar formation is merited.

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lett

Gli autori mettono a confronto il trattamento intralesionale delle cicatrici ipertrofiche con corticosteroidi con l’infiltrazione di tossina botulinica concludendo che i due interventi si potenziano in un uso abbinato.

Sappiamo che i corticosteroidi agiscono sulle cicatrici ipertrofiche riducendo sia la sintesi del collagene sia attivando la sua distruzione. Infatti, queste sostanze non solo determinano una riduzione delle funzioni proliferative e biologiche del fibroblasto ma riducono anche l’azione dell’alfa 2 macroglobulina, proteina con azione anti protesica.

Sappiamo anche che l’acetilcolina stimola i recettori muscarinici. Questi, attivando una metalloproteinasi, liberano i fattori di crescita che, normalmente, sono secreti legati all'eparina. Il distacco dall’eparansolfato porta alla funzionalità del fattore di crescita e all’attivazione dei recettori della tirosinkinasi inducendo, nel caso della cicatrice, le funzioni proliferative e metaboliche del fibroblasto.

La tossina botulinica, inibendo la secrezione dell’acetilcolina porta alla inibizione della proliferazione della cicatrice ipertrofica.

Ovviamente l’uso abbinato dei due farmaci consente il potenziamento della risposta clinica.

 

 

Autore del contributo di commento:

 CECCARELLI MAURIZIO COMITATOMaurizio Ceccarelli Membro Comitato Scientifico Agorà

 

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO:

 doi: 10.1097/PRS.0000000000003426.

Plastic & Reconstructive Surgery:

2017 Jul;140(1):43e-49e.

 doi: 10.1097/PRS.0000000000003426.

Comparison of Steroid and Botulinum Toxin Type A Monotherapy with Combination Therapy for Treating Human Hypertrophic Scars in an Animal Model

Chen HC1, Yen CI, Yang SY, Chang CJ, Yang JY, Chang SY, Chuang SS, Hsiao YC.

BACKGROUND: There are several treatments for wrinkles and depressed areas of the face, hands, and body. Hyaluronic acid is effective, but only for 6 months to 1 year. Autologous fat grafting may cause damage during tissue harvest.

METHODS: In this study, patients were injected with platelet rich plasma plus basic fibroblastgrowth factor (bFGF). Platelet-rich plasma was prepared by collecting blood and extracting platelets using double centrifugation. Basic fibroblast growth factor diluted with normal saline was added to platelet-rich plasma. There were 2005 patients who received platelet-rich plasma plus bFGF therapy.

RESULTS: Of the 2005 patients treated, 1889 were female and 116 were male patients; patients had a mean age of 48.2 years. Treated areas inlcuded 1461 nasolabial folds, 437 marionette lines, 1413 nasojugal grooves, 148 supraorbital grooves, 253 midcheek grooves, 304 foreheads, 49 temples, and 282 glabellae. Results on the Global Aesthetic Improvement Scale indicated that the level of patient satisfaction was 97.3 percent and the level of investigator satisfaction was 98.4 percent. The period for the therapy’s effectiveness to become apparent was an average of 65.4 days. Platelet-rich plasma plus bFGF therapy resulted in an improved grade on the Wrinkle Severity Rating Scale. Improvement was 0.55 for a Wrinkle Severity Rating Scale grade of 2, 1.13 for a Wrinkle Severity Rating Scale grade of 3, 1.82 for a Wrinkle Severity Rating Scale grade of 4, and 2.23 for a Wrinkle Severity Rating Scale grade of 5.

CONCLUSIONS: Platelet-rich plasma plus bFGF is effective in treating wrinkles and depressed areas of the skin of the face and body. The study revealed that platelet-rich plasma plus bFGF is an innovative therapy that causes minimal complications.

CLINCAL QUESTION/LEVEL OF EVIDENCE: Therapeutic, IV.

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lett

Il ripristino del flusso sanguigno nei tessuti ischemici è un passo fondamentale nella riparazione delle ferite. L'angiogenesi è regolata dal fattore inducibile dall’ipossia (HIF) appartenente ad una superfamiglia  costituita da fattori di trascrizione destinati, in assenza d’ipossia, alla degradazione da parte della prolin idrossilasi (PHD)-2. Questo processo si verifica solo in condizioni normossiche. In condizioni ipossiche, l’idrossilazione della prolina del HIF è inibita, poiché per agire deve usare l'ossigeno come substrato.

HIF-1, nelle condizioni ipossiche, attiva diversi geni utili a promuovere la sopravvivenza dei tessuti in condizioni di bassa concentrazione di ossigeno. Questi includono gli enzimi della glicolisi, che consentono la sintesi di ATP in modo indipendente dall'ossigeno, e il fattore di crescita dell'endotelio vascolare (VEGF), che promuove l'angiogenesi.

Tuttavia, la stabilizzazione di HIF-1α è possibile anche in condizioni non ipossiche attraverso un meccanismo fino a poco tempo fa sconosciuto. È stato dimostrato che NF-κB (fattore nucleare κB) è un modulatore diretto dell'espressione di HIF-1α in presenza di una normale pressione dell'ossigeno. L’uso di siRNA (piccoli RNA interferenti) per singoli membri di NF-κB hanno stimolato livelli di mRNA per HIF-1α.

Lo scopo di questo studio è stato quello di migliorare la capacità proangiogenetica delle cellule stromali mesenchimali tramite modificazione genetica e di utilizzarle per favorire la guarigione delle ferite, confermando l’utilità della terapia cellulare con cellule stromali mesenchimali manipolate geneticamente nella riparazione dei tessuti.

 

 

Autore del contributo di commento:

 CECCARELLI MAURIZIO COMITATOMaurizio Ceccarelli Membro Comitato Scientifico Agorà

 

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO:

Plast Reconstr Surg.

2018 Jan;141(1):55e-67e.

doi: 10.1097/PRS.0000000000003959.

PHD-2 Suppression in Mesenchymal Stromal Cells Enhances Wound Healing

Ko SH1Nauta ACMorrison SDHu MSZimmermann ASChung MTGlotzbach JPWong VWWalmsley GGPeter Lorenz HChan DAGurtner GCGiaccia AJLongaker MT.

BACKGROUND: Cell therapy with mesenchymal stromal cells is a promising strategy for tissue repair. Restoration of blood flow to ischemic tissues is a key step in wound repair, and mesenchymal stromal cells have been shown to be proangiogenic. Angiogenesis is critically regulated by the hypoxia-inducible factor (HIF) superfamily, consisting of transcription factors targeted for degradation by prolyl hydroxylase domain (PHD)-2. The aim of this study was to enhance the proangiogenic capability of mesenchymal stromal cells and to use these modified cells to promote wound healing.

METHODS: Mesenchymal stromal cells harvested from mouse bone marrow were transduced with short hairpin RNA (shRNA) against PHD-2; control cells were transduced with scrambled shRNA (shScramble) construct. Gene expression quantification, human umbilical vein endothelial cell tube formation assays, and wound healing assays were used to assess the effect of PHD knockdown mesenchymal stromal cells on wound healing dynamics.

RESULTS: PHD-2 knockdown mesenchymal stromal cells overexpressed HIF-1α and multiple angiogenic factors compared to control (p < 0.05). Human umbilical vein endothelial cells treated with conditioned medium from PHD-2 knockdown mesenchymal stromal cells exhibited increased formation of capillary-like structures and enhanced migration compared with human umbilical vein endothelial cells treated with conditioned medium from shScramble-transduced mesenchymal stromal cells (p < 0.05). Wounds treated with PHD-2 knockdown mesenchymal stromal cells healed at a significantly accelerated rate compared with wounds treated with shScramble mesenchymal stromal cells (p < 0.05). Histologic studies revealed increased blood vessel density and increased cellularity in the wounds treated with PHD-2 knockdown mesenchymal stromal cells (p < 0.05).

CONCLUSIONS: Silencing PHD-2 in mesenchymal stromal cells augments their proangiogenic potential in wound healing therapy. This effect appears to be mediated by overexpression of HIF family transcription factors and up-regulation of multiple downstream angiogenic factors.

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lett

Il gruppo statunitense, mente alla base di questo articolo e forte dell’assenza pressochè totale di studi simili nello stesso campo, ha voluto porre l’attenzione su quando, e soprattutto quanto, sia giusto introdurre nella pratica clinica corrente, in questo specifico caso in campo dermatologico e dermo-chirurgico, il concetto di “misurazione delle lesioni cutanee”.

Conoscere con esattezza le dimensioni di una lesione cutanea può essere di grande aiuto nel determinare la progressione della stessa, impostare la scelta terapeutica, determinare la prognosi, pianificare la procedura chirurgica più idonea e, non ultimo, dare un corretto valore alla propria prestazione.

Partendo da questi capisaldi, la coppia di autori, entrambi afferenti allo stesso dipartimento di dermatologia, ha impostato un sondaggio on-line coinvolgendo la totalità dei membri dell’American Society of Dermatological Surgery (anno 2016). E’ stato posto loro un questionario che mirasse a determinare quanti utilizzassero strumenti di misurazione cutanea nella pratica quotidiana, in che situazioni (malignità accertata o da accertare di vario grado, lesioni vascolari in possibile evoluzione etc…) nonché chi fosse il responsabile dell’acquisizione dei dati e quanto ritenessero importante il valore riscontrato. Il test veniva altresì corredato da domande di carattere generale quali gli anni di esperienza clinica, l’eventuale collaborazione all’interno di un gruppo di ricerca fino ad arrivare ad un autogiudizio circa le proprie capacità di misurazione “ad occhio”.

426 dermatologi (sul totale di 5992 membri della Società Scientifica) hanno portato a termine il sondaggio portando alle seguenti conclusioni. Circa il 75% dei medici contattati ha risposto che la misurazione delle lesioni è parte della quotidianità, il restante quarto degli intervistati ha confessato di eseguirla solo alcune volte e solo una percentuale trascurabile ha ritenuto il dato come non significativo nelle proprie scelte terapeutiche.

La percentuale di colleghi che dichiarano di eseguire correntemente misurazioni accurate sale all’85% se si presenta il sospetto di lesione maligna, mentre precipita all’8% se la lesione si dimostra palesemente benigna all’esame obiettivo dermatologico.

La quasi totalità (416 dermatologi) esegue personalmente le misurazioni avvalendosi di strumenti manuali come righelli o calibri cutanei e quasi il 60% di essi ritiene che tale dato debba essere il più vicino al vero possibile. La restante parte concorda con la possibilità di uno scarto approssimativo nell’ordine di 1 o 2mm.   

Dati sovrapponibili si sono ottenuti anche nei confronti delle affezioni richiedenti approccio operatorio attraverso la tecnica chirurgica di Mohs o in distretti ad elevato impatto estetico, nonché in relazione a quanto citato prima circa i rimborsi assicurativi dei pazienti.

In conclusione, si è potuto ridurre a tre le circostanze in cui la misurazione quanto più esatta possibile ha messo d’accordo la totalità dei partecipanti al sondaggio; in primo luogo il monitoraggio a medio e lungo termine delle lesioni pigmentate a possibile evolutività. In secondo luogo quando si ritiene necessaria un’escissione chirurgica, sia essa in distretti difficili o attraverso la microchirurgia di Mohs. In ultimo, quando le assicurazioni richiedono precisione millimetrica, nel vero senso del termine, nel rimborso della prestazione.

Appare così sempre più chiaro come esistano anche difficoltà oggettive nell’acquisizione dei dati poiché trattandosi di cute non si parla di una superficie regolare o non soggetta a cambiamento nel tempo e si delinea sempre più la necessità di sviluppare apparecchiature che possano valutare anche la profondità e non solo la bidimensionalità di superficie.

Credo che questo studio, consci delle limitazioni come il campione ridotto e l’omogeneità degli intervistati, possa gettare le basi per futuri interrogativi anche in altre discipline al di fuori della dermatologia ed espandersi a livello globale.

 

 

Autore del contributo di commento:

 LAZZARI Riccardo Lazzari Collaboratore  Agorà

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO:

Dermatol Surg.

 2018 Mar;44(3):383-387.

doi: 10.1097/DSS.0000000000001309.

 

Measuring Cutaneus Lesions: Trends in Clinical Practice

Zhang S1Blalock TW.

BACKGROUND: Knowing the size of a cutaneous lesion can be important for tracking its progression over time, selecting the proper treatment modality, surgical planning, determining prognosis, and accurate billing. However, providers vary in their consistency, accuracy, and methods of measuring cutaneous lesions.

OBJECTIVE: To investigate the clinical practices of US dermatologists and dermatologic surgeons regarding how they determine the size of cutaneous lesions.

MATERIALS AND METHODS: A survey was electronically distributed to members of the American Society for Dermatologic Surgery.

RESULTS: Four hundred twenty-six dermatologists completed the online survey. When a lesion is suspected to be malignant, 85% of respondents obtained exact measurements most, if not all, of the time; however, only 8% did for benign lesions. Most providers determined lesion sizes themselves rather than delegating to staff. When performing visual estimation, approximately three-quarters believed that they were accurate to within 1 to 2 mm. The top reasons for obtaining exact measurements were for tracking atypical pigmented lesions, determining treatment pathways, and accurate billing.

CONCLUSION: The majority of respondents believed that lesion size affected management decisions; however, the need for exact measurement remains controversial, particularly for benign lesions. Future studies may investigate whether taking exact versus estimated measurements has an effect on outcomes.

 

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lett

Lo studio, sviluppato da un gruppo di ricerca statunitense sotto l’egida della società proprietaria del marchio, è stato condotto al fine di dimostrare l’efficacia e il profilo di tollerabilità di una formulazione topica ad alta concentrazione di perossido di idrogeno per il trattamento delle cheratosi seborroiche del volto.

Si tratta di uno studio di Fase 2 che eredita la linea di condotta già seguita dalla ditta per il medesimo prodotto, utilizzato, nella precedente sperimentazione, per la risoluzione atraumatica di cheratosi seborroiche di tronco ed arti.

Le cheratosi seborroiche, biologicamente benigne e tipicamente asintomatiche, rientrano nello spettro dei tumori epiteliali benigni e come tali non richiedono trattamenti medici in elezione se non per finalità estetiche. Si stima che negli Stati Uniti ne soffrano in maniera variabile circa 83 milioni di persone e siano considerate di particolare impatto sulla vita di relazione qualora presenti in aree esposte come ad esempio il volto.

Partendo da questi presupposti e dalla non univocità circa il trattamento principe per la loro rimozione è stato individuato nel perossido di idrogeno (in due differenti concentrazioni) l’agente chiave per una efficace risposta clinico-terapeutica; ne vengono principalmente sfruttate le proprietà di attivo pro-ossidante in grado di promuovere l’ossidazione controllata di lipidi e proteine nonché la perossidazione di membrana, elemento fondamentale per l’apoptosi delle cellule modificate delle cheratosi seborroiche.

Una volta effettuata la randomizzazione dei soggetti (maschi e femmine al disopra dei 18 anni di età e non in stato interessante), gli sperimentatori hanno suddiviso in differenti categorie le lesioni in base ad uno schema elaborato dalla casa produttrice del prodotto in esame, il Physician’s Lesion Assessment (PLA). Le cheratosi seborroiche sono state quindi trattate al tempo zero e al giorno 22 della sperimentazione con un quantitativo di prodotto tale da coprirne l’intera superficie e mantenere asciutta e detersa l’area immediatamente circostante. Lo studio si è concluso nell’arco di 106 giorni e ha previsto 5 misurazioni dei parametri in esame sia da parte dei pazienti sia da parte degli sperimentatori mediante l’ausilio del Subject’s Self Assessment (SSA) e del Local Skin Reaction (LSR) Assessment (entrambi elaborati dalla casa madre).

L’analisi statistica ha preso in esame tutti e tre i valori (PLA, SSA e LSR) per disporre di un risultato quanto più affidabile possibile.

Numericamente possiamo dividere la sperimentazione come segue: 119 soggetti, 41 assegnati al veicolo, 39 assegnati alla formulazione test alla concentrazione del 32,5% di perossido di idrogeno e i restanti 39 assegnati alla concentrazione di prodotto pari al 40%. Per ciò che concerne il fototipo sono stati reclutati soggetti compresi tra fototipo I e fototipo IV. Tutti i pazienti hanno ricevuto il primo trattamento al tempo zero, ma solo la quota con un PLA>0 ha ricevuto il trattamento al T22. Il totale di soggetti che ha completato la corretta sperimentazione è stato di 116.

Nel complesso la sperimentazione non ha visto eventi avversi legati al prodotto ma solamente all’individualità dei soggetti partecipanti mostrando altresì validità statistica per ambo le concentrazioni di perossido di idrogeno. Le reazioni cutanee locali sono state moderate e transitorie.

In conclusione si è osservato un risultato soddisfacente sia dal punto di vista medico (scomparsa della cheratosi seborroica) sia dal punto di vista cosmetico (non lesioni cicatriziali o discromie) anch’esso elemento chiave per far rientrare a pieno titolo il prodotto studiato all’interno del ventaglio delle possibilità terapeutiche quali laser, criochirurgia o courettage gravati da maggiori possibilità di esiti esteticamente non accettabili. In secondo luogo questo ulteriore studio ha gettato le basi per un futuro riconoscimento di questa particolare formulazione topica all’interno di un protocollo approvabile dall’FDA nel trattamento d’elezione delle cheratosi seborroiche del volto.

 

 

Autore del contributo di commento:

 LAZZARI Riccardo Lazzari Collaboratore  Agorà

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO:

Dermatol Surg.

2018 Mar;44(3):330-340.

doi: 10.1097/DSS.0000000000001302.

 

A-101, a Proprietary Topical Formulation of High-Concentration Hydrogen Peroxide Solution: A Randomized, Double-Blind, Vehicle-Controlled, Parallel Group Study of the Dose-Response Profile in Subjects With Seborrheic Keratosis of the Face

DuBois JC1Jarratt M1Beger BB2Bradshaw M3Powala CV2Shanler SD2.

BACKGROUND: Seborrheic keratosis (SK) is a common benign skin tumor, yet no topical treatments are approved in the United States.

OBJECTIVE: To evaluate the proprietary, stabilized, high-concentration hydrogen peroxide-based topical solution A-101 (32.5% and 40% concentrations) for treatment of facial SK lesions. 

MATERIALS AND METHODS: In this multicenter, double-blind, vehicle-controlled study, eligible subjects were randomly assigned to receive up to 2 treatments of A-101 40%, A-101 32.5%, or vehicle solution applied to a single facial SK lesion. The primary efficacy assessment was the Physician's Lesion Assessment (PLA), a validated 4-ordinal scale. 

RESULTS: The primary end point, the mean reduction in PLA grade from baseline to Day 106 was 1.7 for A-101 40%, 1.4 for A-101 32.5%, and 0.1 for vehicle (p < .001, both concentrations vs vehicle). Lesions for 68%, 62%, and 5% of subjects, respectively, were judged to be clear or near clear (p < .001, both concentrations vs vehicle). Local skin reactions were predominantly mild and transient. No subjects discontinued because of treatment-related adverse events.

CONCLUSION:A-101 solution demonstrated efficacy in treating SKs on the face. Greater magnitude of effect was seen with the 40% concentration than the 32.5% concentration. A-101 solution had a favorable safety and tolerability profile at both concentrations.

 

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lettL’articolo riporta la difficoltà di effettuare un trattamento efficace dei cheloidi perché il tasso di recidiva dopo l'escissione chirurgica è alto. L'iniezione di corticosteroidi intralesionali dopo l'escissione chirurgica di cheloidi dell'orecchio riduce statisticamente il rischio di recidiva.

Commento:

In effetti, recenti studi dimostrano che il tessuto cicatriziale dei cheloidi presenta un periodo infiammatorio più prolungato. Questo può aiutare a spiegare perché le cicatrici cheloidi si diffondono oltre i margini della ferita originale e cioè che sia la gravità dell'infiammazione, che caratterizza il cheloide, la responsabile della formazione di tessuto cicatriziale in eccesso.

Nella cicatrice cheloidea vengono rilasciati fattori fibrogenici come il fattore di crescita trasformante (TGF) -β1 e β2 che portano all'accumulo di matrice extracellulare e alla fibrosi tissutale.

I glucocorticoidi si legano ad un recettore specifico cellulare che spostandosi nella cellula, a livello del nucleo, determina inibizione dell’espressione dei geni infiammatori esplicando una potente azione antinfiammatoria.

Ne consegue che la terapia con farmaci glucocorticoidi, dopo l’escissione del cheloide, presenta un corretto razionale per ridurre in modo importante il rischio di recidive.

 

 

 

Autore del contributo di commento:

 CECCARELLI MAURIZIO COMITATOMaurizio Ceccarelli Membro Comitato Scientifico Agorà

 

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO:

 

Dermatol Surg.

2018 Jun;44(6):865-869.

doi: 10.1097/DSS.0000000000001474.

The Effects of Postoperative Intralesional Corticosteroids in the Prevention of Recurrent Earlobe Keloids: A Multispeciality Retrospective Review

Gold DA1Sheinin R1Jacobsen G2Jones LR3Ozog DM1.

BACKGROUND:

Effective treatment of keloids is challenging because the recurrence rate after surgical excision is high. Data on the best treatment practices are lacking

.

OBJECTIVE:

To investigate the recurrence rate after surgical excision of earlobe keloids based on a postoperative intralesional corticosteroid injection protocol.

 

MATERIALS AND METHODS:

Retrospective chart review was performed from January 1, 2005, to March 31, 2016, of patients who had excision of ear keloids within the departments of dermatology, otorhinolaryngology, and plastic surgery. The number of postoperative injections was recorded, recurrence was reported by the patient, and the efficacy of an injection protocol was evaluated.

 

RESULTS:

There were 277 charts reviewed. Appropriate data were available for 184 patients. A statistically significant difference was found with recurrence associated with a lower number of injections (p < .001). Keloids were more likely to recur if they were not treated with a planned serial injection protocol (p < .001) or if they were treated outside the department of dermatology (p < .001).

 

CONCLUSION:

Intralesional corticosteroid injection after surgical excision of earlobe keloids statistically minimizes the risk of recurrence.

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lett

Questo interessante lavoro del 2017 svolto da una ristretta equipe dell’Università di Medicina di Tel Aviv in collaborazione con il Dipartimento di Dermatologia ospedaliera pone l’attenzione sul problema della cicatrizzazione anomala che affligge, secondo stime internazionali, circa 15 milioni di pazienti ogni anno con risvolti non solo estetici ma anche e soprattutto fisici e psicologici.

Si incorre nella necessità di porre rimedio, nel 15% dei casi, alla cicatrizzazione ipertrofica senza avere a disposizione strumenti per una valutazione dell’efficacia dei risultati di semplice utilizzo, validati  e di relativo basso costo.

Lo studio pilota ha valutato l’efficacia di un nuovo sistema di immagine stereoscopica tridimensionale in grado di valutare il volume della cicatrice al termine dei trattamenti attraverso un’analisi della superficie della stessa. L’apparecchiatura è in grado di generare un’immagine ad alta risoluzione attraverso un manipolo di ridotte dimensioni collegabile a qualsiasi PC di uso clinico in un tempo relativamente breve.

Sono stati arruolati all’interno del protocollo di studio 2 pazienti per un totale di 5 cicatrici e per una tempistica di circa 5 mesi. I dermatologi che hanno eseguito le indagini stereoscopiche sulle lesioni non erano a conoscenza dei trattamenti effettuati e sono state valutate, contemporaneamente, anche attraverso  metodiche semiquantitative come la “Vancouver Scar Scale” e attraverso considerazioni oggettive e soggettive sia dei clinici che dei pazienti.

I pazienti sono stati sottoposti a 2 cicli di trattamento (a distanza di 30giorni l’uno dall’altro)che hanno previsto, in maniera combinata per ogni soggetto, crioterapia, triamcinolone acetonide per infiltrazione, 5-Florouracile intralesionale e “Pulsed Dye Laser”.

L’accuratezza della metodica di imaging 3D è stata valutata a monte dello studio; l’accuratezza statistica per ciò che concerne dati ottenuti, invece, ha dimostrato al termine del periodo di investigazione validità con valori di p<0,0001 rendendo così accettabili per la pubblicazione i risultati delle misurazioni quantitative evidenziati nelle tabelle analitiche del paper.

In conclusione lo studio ha preso in esame, senza soffermarsi eccessivamente, anche la potenziale maggior efficacia di un trattamento piuttosto che un altro ma, soprattutto, ha centrato il punto del progetto portando alla luce la necessità di dotarsi di una strumentazione semplice, versatile, economica, di ridotte dimensioni e di ridotto impatto verso il paziente. Nulla è stato trascurato nemmeno sotto il versante della ripetibilità dei risultati, fattore chiave per promuovere lo sviluppo di una nuova tecnologia su scala internazionale.

Uno studio completo foriero di sviluppi futuri.

 

 

Autore del contributo di commento:

 LAZZARI Riccardo Lazzari Collaboratore  Agorà

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO:

Dermatol Surg.

2018 Jun;44(6):848-854.

doi: 10.1097/DSS.0000000000001434.

 

Novel Stereoscopic Optical System for Objectively Measuring Above- Surface Scar Volume - First-Time Quantification of Responses to Various Treatment Modalities 

Salameh F1Koren A1Sprecher E1,2Artzi O1.

BACKGROUND:
Current approaches use subjective semiquantitative or cumbersome objective methodologies to assess physical characteristics of hypertrophic and keloid scars.

 

OBJECTIVE:
This pilot study aimed to evaluate the accuracy and feasibility of a new stereoscopic optical and high-resolution 3-dimensional imaging system, for objectively measuring changes in above-surface scar volume after various interventions.

 

METHODS:
Feasibility and accuracy were assessed by monitoring the above-surface scar volume of 5 scars in 2 patients for 5 successive months. Above-surface scar volume and Vancouver Scar Scale scores and the investigator and patient volume improvement assessment scores were assessed before and 12 weeks after last intervention.

 

RESULTS:
Scar volume measured by the imaging system correlated significantly with the gold standard (actual weight). The greatest volume reduction followed a combination of cryotherapy and intralesional triamcinolone acetonide and 5-fluorouracil injections in Patient 1 and a combination of pulse dye laser and intralesional triamcinolone acetonide injections in Patient 2.

 

CONCLUSION:
The new stereoscopic optical system is a valid, accurate, and practical objective method for assessing scar volume and for monitoring treatment response. It is more sensitive and accurate than semiquantitative objective scales. Further studies with a higher number of patients and scars are required to increase the measurement validity of the system.

 

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AGGIORNAMENTI DI LETTERATURA SCIENTIFICA INTERNAZIONALE

TRATTAMENTO DELLA MALFORMAZIONE CAPILLARE FACCIALE PRECEDENTEMENTE TRATTATA: RISULTATI DELL'ANALISI TRIDIMENSIONALE OBIETTIVO SINGOLO A LIVELLO TRIDIMENSIONALE DELL'EFFICACIA DI LASER A 532 NM A GRANDE SPOT

in LASER
Gli autori dell’articolo hanno analizzato i risultati del trattamento Laser 532 nm , lunghezza d’onda con maggior picco di assorbimento da parte del tessuto ematico, su Malformazioni Capillari Superficiali spesso trattate in fase iniziale con Dye Laser 595 nm. Da molti anni conosciamo i limiti del trattamento vascolare laser su lesioni vascolari superficiali della lunghezza d’onda 595 nm data… Approfondisci

LASER ABLATIVO CO2 A IMPULSI DI CELLULE BASALI SUPERFICIALI DI ARTI E TRONCO: UNO STUDIO CLINICO RANDOMIZZATO COMPARATIVO CON CRIOTERAPIA E ABLAZIONE CHIRURGICA

in LASER
Obiettivo dello studio è stato di mettere a confronto per la terapia del carcinoma basocellulare superficiale (sBCC) tre metodiche terapeutiche, laser CO2 pulsato, crioterapia, e chirurgia a lama fredda, per verificarne efficacia, sicurezza, tempi di guarigione, estetica susseguente, soddisfazione dei pazienti e rapporto costi/benefici. Sono stati trattati 240 pz con lesioni sia sul tronco sia… Approfondisci

ANATOMIA TOPOGRAFICA DELL’ARTERIA INFRAORBITARIA E SUE IMPLICAZIONI CLINICHE PER IL TRATTAMENTO CON FILLER DEL SOLCO NASOLABIALE

L’obiettivo dello studio è stato quello di individuare (in preparati anatomici di 72 pazienti asiatici) la distribuzione topografica e la profondità del decorso dell’ arteria infraorbitaria e dei suoi rami in prossimità del solco nasolabiale in modo da poter iniettare filler nel solco, diminuendo il rischio di complicanze vascolari. L’arteria infraorbitaria, emersa dal forame infraorbitale, si è… Approfondisci

IL RUOLO DEI VASI ANASTOMOTICI NEL CONTROLLO VIABILITÀ DEL TESSUTO E DEFINIZIONE DELLA NECROSI TISSUTALE CON PARTICOLAR RIFERIMENTO ALLE COMPLICAZIONI DOPO L'INIEZIONE DI FILLER DI ACIDO IALURONICO

I filler a base di acido jaluronico hanno un background molto interessante e sono considerati prodotti sicuri in virtù del loro basso potere antigenico, della riassorbibilità e della jaluronidasi in grado di sciogliere gli impianti qualora sia necessario. Come però spesso capita, anche in altri ambiti, con la crescita dell’utilizzo e degli utilizzatori crescono statisticamente in maniera… Approfondisci

STUDIO COMPARATIVO,RANDOMIZZATO CON VALUTAZIONE IN CIECO SULLA SICUREZZA E SULL'EFFETTO DI DUE GEL DI ACIDO IALURONICO PER IL MIGLIORAMENTO DELLE LABBRA

L’obiettivo dello studio è stato quello di comparare la sicurezza e la durata dell’effetto di due filler per le labbra, entrambi riassorbibili, a base di acido ialuronico di origine non animale, con lidocaina, crosslinkati con BDDE, ma prodotti da due tecnologie differenti. Per lo studio, sono stati reclutati 60 soggetti con labbra da molto sottili a moderate (gradi da 0 a 2 secondo la LFGS- LIP… Approfondisci

UNO STUDIO MONOCENTRICO, PROSPETTICO, RANDOMIZZATO IN DOPPIO CIECO E SPLIT-FACE CON MICROINIEZIONI DI GEL DI ACIDO IALURONICO TRASPARENTE PER RINGIOVANIMENTO DELLE GUANCE

L’articolo in oggetto presenta i risultati di uno studio multicentrico effettuato negli Stati Uniti, che analizza gli effetti di un acido ialuronico ad azione “skinbooster” per il trattamento delle rughe delle guance. I 20 pazienti arruolati presentavano un grado lieve-moderato di elastosi cutanea e molti sono stati i criteri di esclusione: precedenti trattamenti, presenza di cicatrici, uso di… Approfondisci

UTILITÀ DI UN SISTEMA DI DIAGNOSTICA SUPERFICIALE AD ULTRASUONI AD ALTA RISOLUZIONE PER VALUTARE LO SPESSORE CUTANEO: UNO STUDIO TRASVERSALE

La diagnostica per immagini non invasiva a livello cutaneo sta assistendo ad un momento di forte espansione. Sono presenti ad oggi diversi sistemi di imaging tra cui la dermatoscopia, la microscopia confocale, la tomografia ottica e adesso anche gli ultrasuoni ad alta frequenza. Ogni sistema è gravato da limiti di penetrazione attraverso gli strati della cute; alcuni si limitano alla diagnostica… Approfondisci

NUOVO SISTEMA OTTICO STEREOSCOPICO PER LA MISURAZIONE OGGETTIVA DEL VOLUME DELLA CICATRICE ATTRAVERSO LA SUPERFICIE. QUANTIFICAZIONE - PER LA PRIMA VOLTA - DELLA RISPOSTA A DIFFERENTI MODALITÀ DI TRATTAMENTO.

Questo interessante lavoro del 2017 svolto da una ristretta equipe dell’Università di Medicina di Tel Aviv in collaborazione con il Dipartimento di Dermatologia ospedaliera pone l’attenzione sul problema della cicatrizzazione anomala che affligge, secondo stime internazionali, circa 15 milioni di pazienti ogni anno con risvolti non solo estetici ma anche e soprattutto fisici e psicologici. Si… Approfondisci

GLI EFFETTI DEI CORTICOSTEROIDI INTRALESIONALI POSTOPERATORI NELLA PREVENZIONE DEI CHELOIDI RICORRENTI NEL LOBO DELL'ORECCHIO: UNA REVISIONE RETROSPETTIVA MULTI-SPECIALE

L’articolo riporta la difficoltà di effettuare un trattamento efficace dei cheloidi perché il tasso di recidiva dopo l'escissione chirurgica è alto. L'iniezione di corticosteroidi intralesionali dopo l'escissione chirurgica di cheloidi dell'orecchio riduce statisticamente il rischio di recidiva. Commento: In effetti, recenti studi dimostrano che il tessuto cicatriziale dei cheloidi presenta un… Approfondisci

APPROCCIO MULTIMODALE PER IL TRATTAMENTO DELLE RUGHE ORIZZONTALI DEL COLLO CON IMPIEGO DI ULTRASUONI CON INTENSITA' CONCENTRATA. ACIDO IALURONICO A MATRICE POLIDENSIFICATA COESIA E INCOBOTULINUMTOXINA

L’articolo Multimodal Approach for Treating Horizontal Neck Wrinkles Using Intensity Focused Ultrasound, Cohesive Polydensified Matrix Hyaluronic Acid, and IncobotulinumtoxinA presentato da Autori Koreani riporta un trial sperimentale con lo scopo di valutare l’efficacia e la sicurezza di un approccio multimodale in singolo trattamento per il miglioramento delle rughe del collo. Svariati fattori… Approfondisci

EFFICACIA DELL'AVANZAMENTO DELL'ELEVATORE PER VIA ESTERMA VS LA RESEZIONE DELLA CONGIUNTIVA E DEL MUSCOLO DI MULLER NELLA RIPARAZIONE DELLA BLEFAROPTOSI LEGATA ALL'APONEUROSI: UNA SPERIMENTAZIONE CLINICA RANDOMIZZATA

L’articolo External Levator Advancement versus Müller Muscle–Conjunctival Resection for Aponeurotic Blepharoptosis: A Randomized Clinical Trial presentato da Autori Tailandesi, sottopone alla nostra attenzione un lavoro sperimentale realizzato al fine di comparare l’efficacia dell’avanzamento dell’elevatore per via esterna e la resezione della congiuntiva e del muscolo di Müller nella… Approfondisci

GLI AGHI DI CALIBRO RIDOTTO DIMINUISCONO IL DOLORE ASSOCIATO ALL'INIEZIONE DI ANESTETICI LOCALI USANDO UNA TECNICA DI INSERIMENTO MINIMO DELL'AGO

Finer Needles Reduce Pain Associated With Injection of Local Anesthetic Using a Minimal Insertion Injection Technique, presentato da Autori Americani affiliati a DermSurgery Associates e alllo Houston Methodist Hospital (Texas) rinomati nella comunità scientifica internazionale presenta un lavoro sperimentale finalizzato alla comparazione del livello di dolore percepito durante l’iniezione di… Approfondisci

VALUTAZIONE DEL PLASMA RICCO DI PIASTRINE PER L'ESTETICA FACCIALE E PER L'ALOPECIA: UNA REVISIONE CRITICA DELLA LETTERATURA

in PRP
Gli autori hanno effettuato una ricerca bibliografica sugli articoli indicizzati relativi all’uso del PRP (Plasma Ricco in Piastrine) nel trattamento dell’invecchiamento cutaneo, delle cicatrici da acne e dell’alopecia androgenetica. Si è rilevato che, nonostante tutti confermino dei risultati clinici, non esiste una codificazione nella preparazione e nell’uso del PRP. Questo conferma la… Approfondisci

STUDIO COMPARATO NEL TRATTAMENTO DEL SOLCO NASO GENIENO DA MODERATO A SEVERO CON GEL DI ACIDO IALURONICO CON (HA RDL) E SENZA LIDOCAINA (HA JUP). STUDIO RANDOMIZATO IN CIECO

Lo studio valuta il trattamento del solco naso genieno di grado da moderato a severo comparando due formulazioni di filler con acido ialuronico, una tecnologia OBT con lidocaina, l’altra tecnologia Wycross senza lidocaina. Sono stati trattati 162 pazienti da un lato con un tipo di gel HA RDL e dall’altro con gel HA JUP. La valutazione effettuata a 24 settimane ha mostrato un miglioramento di 1.1… Approfondisci

TRATTAMENTO ORALE CON ACIDO TRANEXAMICO. REVISIONE DI LETTERATURA

Lo studio riporta una revisione della letteratura scientifica sull’utilizzo dell’acido Tranexamico (TXA) per via sistemica nel trattamento del melasma in pazienti asiatici. Il melasma risulta infatti una patologia di difficile trattamento e risoluzione con una incidenza marcata sulla popolazione mondiale e con eziopatogenesi multifattoriale ed in parte non del tutto nota. La pubblicazione riporta… Approfondisci

LA CREAZIONE DI UN LEMBO ADIPOSO ESPANSO PREFABBRICATO, UTILIZZANDO UN ESPANSORE DI UNA VOLUME ESTERNO

Questo studio sperimentale nasce dall’idea di poter colmare perdite di sostanza del corpo umano conseguenti a exeresi per neoplasia, usando tessuto adiposo precedentemente espanso per 12 settimane utilizzando un espansore esterno, tipo BRAVA. La costruzione di un lembo di tessuto adiposo è un processo di ingegneria tissutale, dinamico e molto complesso. Nella fase iniziale della rigenerazione del… Approfondisci

L'AUMENTO DELLA BOLLA DI BICHAT PER IL RINGIOVANIMENTO FACCIALE

Alcuni pazienti presentano una buona prominenza dell’osso zigomatico accompagnata da atrofia della bolla adiposa di Bichat. Ne risulta un volto scavato con evidenti stigmate di senescenza. Aumentando la bolla adiposa di Bichat, otteniamo una più equilibrata distribuzione dei volumi facciali. La tecnica chirurgica consiste nell’aspirare con una siringa dall’addome o dalla faccia interna delle… Approfondisci

A-101, SOLUZIONE DI PEROSSIDO DI IDROGENO AD ALTA CONCENTRAZIONE IN UNA FORMULAZIONE “DI PROPRIETÀ”: STUDIO RANDOMIZZATO, DOPPIO CIECO, VEICOLO-CONTROLLO IN GRUPPI PARALLELI PER VALUTARE IL PROFILO DOSE-RISPOSTA IN UN GRUPPO DI STUDIO CON CHERATOSI SEBORR

Lo studio, sviluppato da un gruppo di ricerca statunitense sotto l’egida della società proprietaria del marchio, è stato condotto al fine di dimostrare l’efficacia e il profilo di tollerabilità di una formulazione topica ad alta concentrazione di perossido di idrogeno per il trattamento delle cheratosi seborroiche del volto. Si tratta di uno studio di Fase 2 che eredita la linea di condotta già… Approfondisci

RISULTATI CLINICI SULLA RADIOFREQUENZA ABLATIVA PER VENE VARICOSE UNILATERALI E BILATERALI

La radiofrequenza ( RF) è una tecnica di occlusione della VGS ( Grande Safena ) ; l’ ultima versione è la cosiddetta VNUS-FAST ( 120 gradi; catetere 7F; retrazione “ step by step” ). La RF si utilizza allo scopo di sopprimere un reflusso di una VGS non più recuperabile, ed è una alternativa allo stripping corto ed al laser ( EVLT). Vanno analizzati per effettuare la RF i seguenti punti: Studio… Approfondisci

TRATTAMENTO DEL FOTOINVECCHIAMENTO DELLE MANI CON GEL DI ACIDO IALURONICO A PICCOLE PARTICELLE

Con il trascorrere degli anni l’assottigliamento della cute e del grasso sottocutaneo della mano porta in evidenza le vene e i tendini estensori, rendendo l’aspetto del dorso della mano scarno e scheletrico. Inizialmente per la correzione di questo inestetismo è stata utilizzata la tecnica di lipofilling, o reimpianto di grasso autologo, e successivamente si sono utilizzati il Collagene, l’Acido… Approfondisci

L'IMPATTO DELLA TOSSINA BOTULINICA SULL'ALTEZZA E SULLA MORFOLOGIA DEL SOPRACCIGLIO: UNA VALUTAZIONE CONTROLLATA RANDOMIZZATA

Il lifting del sopracciglio effettuato con tossina botulinica di tipo A richiede un notevole numero di valutazioni riguardo la personale dinamica muscolare di una “macro-area estetica” che comprende la glabella, la fronte e la regione perioculare laterale. Vanno correttamente individuati e analizzati i muscoli coinvolti in quella “bilancia” muscolare la cui risultante delle forze di contrazione… Approfondisci

MICRONEEDLING: UNA REVIEW E UNA GUIDA PRATICA

Il microneedling, è una tecnica relativamente recente che induce una sintesi endogena di collagene e che trova numerose applicazioni in dermatologia e medicina estetica. Questo articolo sottolinea le basi scientifiche di questa promettente procedura e, dopo una dettagliata spiegazione dei meccanismi biologici d’azione, presenta un protocollo illustrato in tutti i passaggi per consentirne una… Approfondisci

LA FOTOGRAFIA IN CHIRURGIA DERMATOLOGICA: INDIVIDUAZIONE DI UNA CORRETTA LUCE PER UNA PARTICOLARE APPLICAZIONE CLINICA

L’articolo in oggetto esamina il tipo di illuminazione che dovrebbe essere utilizzato in chirurgia dermatologica. Vengono prese in considerazione tre categorie principali di sistemi illuminanti: illuminazione ambientale, illuminazione on camera, illuminazione off camera. Nonostante l’American Telemedicine Association abbia suggerito provvisoriamente il tipo di illuminante, l’obiettivo della… Approfondisci

LA MISURAZIONE DELLE LESIONI CUTANEE: LE TENDENZE NELLA PRATICA CLINICA

Il gruppo statunitense, mente alla base di questo articolo e forte dell’assenza pressochè totale di studi simili nello stesso campo, ha voluto porre l’attenzione su quando, e soprattutto quanto, sia giusto introdurre nella pratica clinica corrente, in questo specifico caso in campo dermatologico e dermo-chirurgico, il concetto di “misurazione delle lesioni cutanee”. Conoscere con esattezza le… Approfondisci

STUDIO PILOTA DI ESAMINAZIONE DELLA SICUREZZA E DELL'EFFICACIA DEL FILLER A BASE DI IDROSSIPATITE DI SODIO CON LIDOCAINA INTEGRALE CON UN PERIODO SUPERIORE AI 12 MESI PER CORREGGERE IL VOLUME DELLA FOSSA TEMPORALE

Il Trattamento della fossa temporale per migliorare il profilo del volto sostegno alla coda del sopracciglio è una tecnica oramai praticata da diversi anni. Due sono le tecniche che si utilizzano: -l’iniezione nel sottocute-derma profondo eseguita con cannula (che però se non si esegue una omogenea e corretta distribuzione del prodotto rischia di lasciare degli avvallamenti) -oppure l’iniezione… Approfondisci

CaHA FILLER PER IL TRATTAMENTO DELLA PERDITA DEL VOLUME DEL DORSO DELLE MANI: RISULTATI DA UNO STUDIO MULTICENTRICO,RANDOMIZZATO DOPPIO CIECO A DODICI MESI

Le mani sono spesso “indicatori” dell’età a causa dei processi di invecchiamento a cui vanno incontro, che comportano atrofia tessutale, disidratazione, con conseguente evidenziazione di vasi e tendini. Nell’articolo viene presentato uno studio multicentrico, randomizzato eseguito negli Stati Uniti, che evidenzia come l’impianto di Calcioidrossiapatite (CaHA) nella mani consenta di ottenere… Approfondisci

NODULI DA FILLER: INFIAMMATORI O DI NATURA INFETTIVA? UNA REVISIONE A PROPOSITO DEI BIOFILM E DELLE LORO IMPLICAZIONI NELLA PRATICA CLINICA

Il numero crescente di procedure di carattere iniettivo cosiddette mini-invasive (attorno a 3 milioni di iniezioni di dermal fillers secondo le statistiche USA del 2015) ha portato ad un conseguente incremento di complicanze post-procedurali. Gli autori dell’articolo hanno voluto puntare l’attenzione principalmente sulle complicanze da filler di tipo ritardato revisionando la letteratura più… Approfondisci

PENETRAZIONE INTRACRANIALE DURANTE LE INIEZIONI DI FILLER NEL TESSUTO MOLLE DELLA ZONA TEMPORALE: E' POSSIBILE?

Nelle procedure di ridefinizione dei volumi e della armonizzazione del viso l’area temporale rappresenta una opzione di trattamento ,laddove esiste una depressione e scavatura della zona temporale . Normalmente per colmare tale depressione si utilizzano filler cross linkati volumizzanti che vengono iniettati con precisi punti di repere che sono individuati normalmente a 1 cm superiormente alla… Approfondisci

LA SOPPRESSIONE PHD-2 IN CELLULE STROMALI MESENCHIMALI MIGLIORA LA GUARIGIONE DELLA FERITA

Il ripristino del flusso sanguigno nei tessuti ischemici è un passo fondamentale nella riparazione delle ferite. L'angiogenesi è regolata dal fattore inducibile dall’ipossia (HIF) appartenente ad una superfamiglia costituita da fattori di trascrizione destinati, in assenza d’ipossia, alla degradazione da parte della prolin idrossilasi (PHD)-2. Questo processo si verifica solo in condizioni… Approfondisci

IALURONIDASI TESTICOLARE PER VIA INTRARTERIOSA O SOTTOCUTANEA NELE COMPLICANZE VASCOLARI DA ACIDO IALURONICO

Il gruppo di autori cinesi ha studiato l’efficacia della ialuronidasi in diverse vie di somministrazione (intra-arteriosa vs sottocutanea) sulla degradazione di acido ialuronico in vitro, con la valutazione attraverso esame microscopico e analisi delle particelle. Per la valutazione in vivo è stato invece usato l’orecchio di coniglio: due gruppi di controllo hanno avuto la legatura arteriosa e… Approfondisci

Agorà dal 1986 attività scientifica e formativa per la Medicina Estetica

32
Anni di Scuola di
Formazione in Medicina Estetica
20 Congressi Scientifici di Rilevanza Internazionali
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