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Le complicanze da filler aumentano nel mondo in maniera proporzionale all’aumento degli interventi eseguiti. Esse possono essere non permanenti (edema, ecchimosi, ematoma) o permanenti (nodulo, granuloma, ascesso sterile, infezioni batteriche da biofilm, necrosi e cicatrice). 

Tra le complicanze più gravi,  l’ “embolia cutis medicamentosa” è la conseguenza dell’iniezione intraarteriosa del filler che può provocare occlusione del vaso e necrosi della zona servita da quel vaso.

Va anche  ricordato che la circolazione arteriosa del volto presenta numerose anastomosi e quindi l’iniezione di prodotto in un’arteria può provocare necrosi anche a distanza (come nei casi descritti di cecità dovuti ad occlusione dell’arteria retinica in seguito ad iniezioni nella regione glabellare).

   Anche l’iniezione del filler in vasi venosi determina gravi complicanze. Gli autori di questo interessante articolo fanno il punto sulle tecniche di iniezione a livello delle zone facciali di pericolo, con particolare riferimento all'anatomia, nel tentativo di ridurre al minimo il rischio e massimizzare i risultati.

Le zone maggiormente pericolose sono: glabella e sopracciglio, aree temporale, infraorbitale e periorale, commissure labiali, solchi nasogenieni, naso. Con l’ausilio di utilissimi collegamenti nel testo di questo articolo è possibile visualizzare i video con le tecniche preferite dagli autori.

Assolutamente da condividere, l’elenco dei suggerimenti generali per un impianto di filler sicuro ed efficace, che si basa sull’utilizzo di: filler riassorbibili dermocompatibili; aghi piccoli (calibro 27G o inferiore);  cannule a punta smussa, quando appropriato; tecnica di iniezione retrograda / anterograda, mantenendo l'ago in movimento costante; piccoli boli di prodotto; bassa pressione sullo stantuffo (iniezioni che richiedono alta pressione indicano pericolo e / o posizione inappropriata); estrema cautela quando si inietta in aree di trauma / cicatrici precedenti; pressione del dito sulle aree di emergenza dei  vasi più importanti, in modo da evitare comunque la diffusione del materiale all’interno o la compressione eccessiva delle loro pareti dall’esterno.

 Last but not least, l’iniettore deve sempre saper riconoscere le complicanze e come trattarle.

 

Autore del contributo di commento:

 Adele SparavignaAdele Sparavigna Collaboratrice della Società Scientifica Agorà

 

 

 ARTICOLO ORIGINALE OGGETTO DEL COMMENTO:

 

Plastic & Reconstructive Surgery:

2017 May;139(5):1103-1108. 

doi: 10.1097/PRS.0000000000003309.

Facial Danger Zones: Techniques to Maximize Safety during Soft-Tissue Filler Injections

Scheuer JF 3rd1, Sieber DA, Pezeshk RA, Gassman AA, Campbell CF, Rohrich RJ.

Given the short recovery and immediate results, facial fillers have become a popular alternative to surgical rejuvenation of the face. Reported complications arising from facial filler injections include erythema, tissue loss, blindness, stroke, and even death. In this article, the authors describe their anatomically based techniques to minimize risk and maximize safety when injecting in the facial danger zones, including the glabella/brow, temporal region, perioral region, nasolabial fold, nose, and infraorbital region.

Complications generally arise secondary to vasculature injury and/or cannulation with filler.

The authors have outlined their preferred injection techniques in the facial danger zones with respect to the pertinent anatomy in an attempt to minimize risk and maximize results. Most importantly, the practitioner should be able to recognize complications and address them immediately.

 A seguito riportiamo l'approfondimento della revisione con l'articolo originale (accessibile solo agli Associati Agorà)
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