ABSTRACT RELAZIONI 2017

ACCESSO UTENTI REGISTRATI - SOCI E STUDENTI

PUNTO DI ACCESSO ASSOCIATI AGORA'


P.E.F.S. E ADIPOSITA' LOCALIZZATE: PROTOCOLLI INNOVATIVI

ADIPOCITI: POSITION PAPER

Gli adipociti rappresentano ad oggi il più elevato numero di cellule aggirandosi tra il 30 ed il 35%. Essi contengono, soprattutto, “grasso” che occupa la maggior parte del loro volume. Gli adipociti risultano circondati da collagene “fibroso” (fibrillare), da nervi e da vasi sanguigni. Oggi sappiamo che all’interno delle strutture di supporto sono presenti cellule mesenchimali, fibroblasti, preadipociti, cellule del sangue, cellule muscolari lisce e numerosi elementi che appartengono al sistema immunitario. Fondamentale ricordare sempre come gli adipociti derivino dalla differenziazione delle cellule mesenchimali staminali come ad esempio le stromali del midollo, i cardiomiociti, gli angiociti, i mioblasti scheletrici, gli osteoblasti, i condroblasti, i tenoblasti, i neuroblasti. In tal modo il tessuto adiposo viene ai giorni nostri riconosciuto al pari di una ricchissima fonte di cellule mesenchimali non embrionali, la cui relativa “facilità di accesso” e la cui amplissima capacità di differenziazione in altre linee cellulari aprono la via ad interessantissime ipotesi sia speculative che applicativo-pratiche di estremo interesse.

La differenziazione degli adipociti, processo peraltro altamente controllato, è stata oggetto di numerosissimi studi negli ultimi 25 anni con differenti modelli sperimentali, indirizzati al determinismo dei numerosissimi meccanismi coinvolti nei processi di differenziazione e proliferazione delle cellule adipocitarie. Ad oggi infatti sono disponibili diverse linee cellulari, tra cui quella degli stessi preadipociti già impegnate nel “lignaggio” delle cellule mature e delle staminali totipotenti, in grado di impegnarsi a loro volta in linee diverse tra cui quella ossea e quella muscolare. Diversi eventi possono contribuire all’impegno di “discendenza” degli adipociti da parte di una cellula mesenchimale staminale, compreso il “coordinamento” di una rete complessa di fattori di trascrizione, di cofattori e di “segnali”  intermedi di numerosi percorsi biochimici. Le nuove cellule del grasso derivano costantemente da una popolazione “preesistente” di cellule progenitrici indifferenziate oppure attraverso la de-differenziazione degli adipociti a preadipociti maturi. Le  accuratissime analisi del turn-over hanno costantemente e riproducibilmente riportato che gli adipociti rappresentano una popolazione ad altissima “dinamica” regolamentata. Di fatto, l’adipogenesi rappresenta un processo di più fasi che coinvolge una vera e propria “cascata” di fattori di trascrizione associata anche alla espressione genica di controllo delle proteine dello stesso ciclo cellulare: negli ultimi anni numerosi studi hanno chiarito i diversi regolatori “favorenti” o “inibenti” questa complicatissima rete. Tra questi, di estremo interesse di estremo interesse sembrerebbero essere rappresentati numerosi fattori pro-infiammatori: oggi si tende a ritenere che l’infiammazione degli adipociti rappresenti uno dei meccanismi cardine dello sviluppo della insulino-resistenza nell’obesità, e che sia scatenata dal precoce e spesso drammatico incremento dell’immunità “innata” di alcune popolazioni cellulari come ad es. i macrofagi. Diversi studi nel ratto hanno anche messo in evidenza che nel ratto appunto e nell’obesità umana esiste un netto incremento delle sottoclassi delle cosiddette ATL (adipose-T lymphocytes) del grasso viscerale come evento primario di “apertura” dell’infiammazione e dello sviluppo della insufficienza renale. Peraltro, altri studi suggeriscono l’esistenza di un ruolo dei CD8T, mentre altri ancora evidenziano quello delle cellule TH1CD4. Le cellule T regolatorie (T-REG) possono svolgere un ruolo attivo e critico nella modulazione dei “livelli” di infiammazione del tessuto tramite le loro interazioni con i diversi componenti del sistema immunitario. La massa del tessuto adiposo è in funzione sia del numero degli adipociti sia della loro dimensione. Il primo risulta collegato e controllato da una parte dal rapporto apoptosi/necrosi e dalla’altra attraverso lo sviluppo e la differenziazione delle cellule progenitrici,vale a dire dei pre-adipociti. Un incremento della massa del grasso corporeo può verificarsi per la differenziazione dei pre-adipociti ma anche per l’incremento del deposito di lipidi nelle cellule. Nell’uomo, ai due periodi di crescita iperplastica “normali” (terzo trimestre di gravidanza e pubertà precoce) se ne possono aggiungere anche altri nell’età adulta. Una “criticità” di grandezza degli adipociti stimola, in senso generale e con consequenziale aumento del numero di cellule, i pre-adipociti a differenziarsi. Ciò può verificarsi in caso di sovralimentazione a lungo termine con mantenimento in vita degli adipociti attraverso un “meccanismo di segnali” in parte anche geneticamente determinato ma ancora non ben definito ai giorni nostri. Peraltro, nel tessuto adiposo “bianco” (WAT) pare che esistano differenze tra i depositi del grasso sottocutaneo ed i depositi di quello viscerale per quanto concerne il “tasso” dell’apoptosi ed il numero e la differenziazione delle cellule progenitrici. Le diversità riguardano anche le risposte a determinati stimoli, come quello del TNF-alfa sulla apoptosi e quello dei PPAR-gamma (peroxisome proliferator-activated receptor gamma) sulla proliferazione. Oggi vi è accordo per quanto concerne lo sviluppo delle alterazioni metaboliche ed infiammatorie: l’obesità determinata dalla crescita di cellule iperplastiche sembrerebbe essere più “benigna” dell’ipertrofia degli adipociti , in cui la cellula di grasso sembra aver drammaticamente ridotta la propria capacità di immagazzinamento dei trigliceridi: sembra vi sia comune accordo scientifico unanime su alcuni aspetti “funzionali” degli adipociti in relazione ai loro corrispondenti fattori.

LA RECISIONE GUIDATA CON STABILIZZAZIONE DEL TESSUTO: UN NUOVO APPROCCIO PER IL MIGLIORAMENTO A LUNGO TERMINE DELL’ASPETTO DELLA CELLULITE

G. Migliori

Medico specialista in chirurgia plastica 

INTRODUZIONE, OBIETTIVI SPECIFICI, SCOPO DELLO STUDIO

Si stima che la cellulite colpisca nel mondo fino all'85% delle donne, che nel 98% dei casi si lamentano degli avvallamenti della cellulite e sono motivate a sottoporsi a trattamenti per migliorare tale inestetismo. 

Fino ad ora sono stati descritte ed utilizzate diverse metodiche per ridurre la visibilità delle depressioni della cellulite, ma nessuna ha dimostrato di dare luogo a risultati apprezzabili, riproducibili e duraturi.

Questo è un rapporto preliminare sull'impiego di una nuova procedura di recisione guidata mediante stabilizzazione dei tessuti ottenuta con una vacuum per il miglioramento a lungo termine dell'aspetto della cellulite a livello di cosce e glutei con un'unica seduta. 

MATERIALI E METODI

Il meccanismo su cui si basa è la lisi della causa anatomica primaria della cellulite, i setti fibrosi sottocutanei, attraverso una metodica estremamente precisa e riproducibile, che si avvale di una vacuum per stabilizzare il tessuto.

Il tessuto da trattare viene acquisito e stabilizzato all'interno di un manipolo dedicato con un meccanismo di vacuum, che permette di somministrare l'anestetico locale e di effettuare la recisione ad una profondità ben precisa e prestabilita. Dapprima viene infiltrata una soluzione a basa di anestetico locale e successivamente viene effettuato il release delle aree marcate mediante un'apposita lama reciprocante attivata da un modulo motore. 

 

RISULTATI

La recisione guidata con stabilizzazione del tessuto migliora in modo significativo l’aspetto delle depressioni della cellulite su glutei e cosce dopo una singola seduta.

 

CONCLUSIONI

La recisione guidata con stabilizzazione del tessuto ha dimostrato di essere una metodica sicura ed efficace per migliorare l’aspetto delle depressioni tipiche della cellulite su glutei e cosce.

 

KEYWORDS

Cellulite, avvallamenti, buccia d’arancia, recisione

PRINCIPIO/MOLECOLA/TECNOLOGIA

Recisione guidata con stabilizzazione del tessuto

NOME COMMERCIALE

Cellfina

VANTAGGI DELL’USO COMBINATO DI CARBOSSITERAPIA E CRIOLIPOLISI, CON MODALITA TISSUE ACTIVE, NEL TRATTAMENTO DI GRASSO LOCALIZZATO IN AREE DIFFICILI

E. Guarino – L. Fabiani

Studio Pantarei - Roma

Introduzione

La criolipolisi è una procedura non chirurgica sicura ed efficace nel trattamento del grasso sottocutaneo. Numerosi studi hanno mostrato l’efficacia dell’uso del freddo controllato nel determinare l’apoptosi del grasso. In alcuni casi, come nelle aree trocanteriche e dell’interno delle ginocchia, la metodica è di difficile applicazione per compattezza del grasso sottocutaneo che appare fibroso e quindi non è facile l’applicazione del vacum necessario per emettere gli impulsi modulati a bassa frequenza che portano a temperature intorno ai -10 °C.

Numerosi lavorI dimostrano la validità della carbossiterapia nel trattamento della cellulite, fibrosi cutanea e nell’induzione della lipolisi in aree di grasso localizzato.

Da qui nasce la nostra proposta di lavoro di usare la carbossiterapia prima della criolipolisi. Allo stesso tempo abbiamo deciso di usare la carbossiterapia dopo la criolipolisi per velocizzare il ripristino della texture cutanea e velocizzare il riassorbimento del grasso nelle aree trattate.

MATERIALI E METODI

I pazienti candidati al trattamento erano sottoposti a visita medica, impedenzometria misure dell’area, fotografia ed ecografia.

I pazienti ammessi erano sottoposti a trattamento con carbossiterapia con seduta bi-settimanale per un totale di otto sedute.  Il gas era somministrato con doppia tecnica, superficiale con ago a 30° per scollamento cutaneo e a 90° con effetto lipolitico.

Si procedeva, quindi, alla seduta di criolipolisi con tecnica criliposculpt con mantenimento del manipolo nell’area da trattare per cinquanta minuti, seguito da lieve massaggio drenante.

Per le quattro settimane successive si eseguiva una seduta settimanale di carbossiterapia con la stessa modalità di quella applicata prima della criolipolisi. 

I pazienti erano poi sottoposti a controllo fotografico ed ecografico dopo uno, due e tre mesi dalla seduta di criolipolisi.

RISULTATI

Abbiamo trattato 15 pazienti 8 per le aree trocanteriche cinque per le ginocchia e tre in entrambe aree nella stessa seduta. Tutti i pazienti hanno completato tutto il protocollo.

In tutti i casi abbiamo osservato e documentato una riduzione del grasso sottocutaneo con percentuali tra il 20 e 30% e con omogeneità tissutale senza evidenza di avvallamenti o irregolarità cutanea.

In nessun caso abbiamo osservato complicanze e/o effetti collaterali.

CONCLUSIONI

Riteniamo l’uso della criolipolisi, con modalità tissue active, una valida metodica per quei casi in qui le aree da trattare sono piccole. Inoltre la combinazione carbossiterapia e criolipolisi ci permette di trattare aree più difficili e ci permette un recupero più rapido della tonicità e dell’elasticità della cute. 

PRINCIPIO/MOLECOLA/TECNOLOGIA

CRIOLIPOLISI - CARBOSSITERAPIA

NOME COMMERCIALE

CRYOLIPOSCULPT

CORREZIONE DEI VOLUMI E DELLA DEFINIZIONE CORPOREA MEDIANTE  CRIOLIPOLISI

INDICAZIONI E RISULTATI 

D. D’Angelo - F. Marini

Un  recente studio statistico stima  che nel 2013 sono state effettuate solo negli  Stati Uniti 10 milioni di  procedure non invasive per il rimodellamento  corporeo.

Per un ammontare totale di spesa circa 11 miliardi di dollari, con un incremento del 250%

rispetto al 2003. Sempre nello stesso periodo il numero degli  interventi chirurgici per

il rimodellamento corporeo è diminuito del 16% mentre il numero dei trattamenti non  invasivi è aumentato del  137%.

Questo dimostra che nella perenne lotta che la nostra società conduce nei confronti del “grasso” si va verso la ricerca di trattamenti sempre più efficaci ma sempre meno invasivi.

In questa ottica prendiamo in considerazione una metodica terapeutica per il trattamento delle adiposità localizzate denominata  Criolipolisi,  termine  che si riferisce al raffreddamento graduale e non invasivo del tessuto adiposo, al fine di indurre un processo

denominato “apoptosi ” E’ stato dimostrato che in condizioni di esposizione prolungata ad una temperatura vicino al congelamento,  attraverso l’estrazione di energie termica, selettivamente le cellule adipose più sensibili  alle variazioni di  temperatura  vengono indotte ad una condizione chiamate apoptosi. Quindi iniziano a  rilasciare   citochine e altri mediatori della flogos.i I Macrofagi  coinvolti direttamente in questo processo gradualmente rimuovono gli adipociti  che hanno subito il processo di apoptosi, riducendo lo spessore dello strato adiposo. I lipidi liberati dalle cellule vengono trasportatati dal sistema linfatico e metabolizzati

Gli autori  illustreranno la procedura attraverso un breve videoclip, chiariranno le indicazioni terapeutiche, analizzeranno l’efficacia clinica attraverso risultati fofografici, discuteranno sulla sicurezza e degli effettii collarerali  documentati in letteratura e verificati in seguito alla propria esperienza ambulatoriale  di 18 mesi, confronteranno risultati  vantaggi e/o svantaggi  rispetto ad altre opzioni terapeutiche non invasive quali Radiofrequenza Unipolare ed HIFU.

PRINCIPIO/MOLECOLA/TECNOLOGIA

CRIOLIPOLISI

NOME COMMERCIALE

CRIOLIPOLISI BIOTEC ITALIA

UN RIVOLUZIONARIO TRATTAMENTO PER GLI INESTETISMI DELLA CELLULITE: UN ANNO DI ESPERIENZA

R. Dell’Avanzato

Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia

Introduzione: Il trattamento dei cordoncini fibrosi sottocutanei che causano l’aspetto a materasso della cellulite è stato praticato per decenni con successi limitati. Nell’ottobre 2016 ho cominciato la mia esperienza con una innovativa metodica, l’unica approvata FDA, per migliorare questo inestetismo per quasi quattro anni in una sola seduta.

Materiali e Metodi: Viene riportata l’esperienza personale dopo un anno di esperienza. La procedura viene effettuata in ambulatorio medico in circa 45 minuti. Le depressioni della cellulite sono segnate con una penna dermografica. Lo strumento viene applicato e viene utilizzata anestesia locale. A questo punto grazie ad una speciale piattaforma vacuum assistita, che permette un perfetto controllo sia della profondità di azione sia della selezione dell’area su cui procedere, i setti responsabili degli inestetismi della cellulite vengono selettivamente recisi. A fine trattamento viene consigliata una guaina compressiva e la paziente può tornare immediatamente alla sua vita normale.

Risultati: La procedura tratta la causa primaria degli inestetismi della cellulite, rappresentata dai setti connettivali dei glutei e delle cosce posteriori. Il trattamento permette di ridurre al minimo gli effetti collaterali e fastidi post operatori rappresentati principalmente da formicolio e qualche piccolo livido localizzato.

Conclusioni: Questa rivoluzionaria metodica approvata FDA per il trattamento dell’aspetto a materasso della cellulite, combina una metodica già consolidata ad un innovativo approccio tecnologico per trattare la causa strutturale primaria degli inestetismi della cellulite.

PRINCIPIO/MOLECOLA/TECNOLOGIA

CELLFINA

NOME COMMERCIALE

CELLFINA

NOSTRA ESPERIENZA PRESSO LA CLINICA LASER NEL TRATTAMENTO PERMANENTE DELLA CELLULITE CON SISTEMA FDA

A. Pieri - A. Damiani - C. Bussotti - L. Cimarra - A. Pacifici

Clinica Laser Perugia

Il rimodellamento dei profili e dei volumi corporei della regione glutea e trocanterica ed il miglioramento delle irregolarità cutanee cosiddette “a buccia d’arancia” che spesso caratterizzano la cellulite fibrosa, rappresentano una delle più frequenti richieste che ci giungono dalle nostre pazienti. Nonostante i numerosi metodi chirurgici e medici a disposizione, solo oggi sono stati raggiunti risultati finalmente soddisfacenti ed impensabili fino a pochi anni fa. E’ stato recentemente approvato dalla FDA, un nuovo medical device, distribuito da pochi mesi anche in Europa con marchio CE, basato sul principio della incisione chirurgica sotto dermica (subcision), che permette, tramite una procedura standardizzata ed ottimizzata, di sezionare le aderenze fibrose rilasciando gli avvallamenti superficiali caratteristici di questo inestetismo. Il miglioramento estetico ottenuto nella regione glutea e trocanterica con un'unica seduta di circa 45 minuti, persiste a oltre due anni nel 96% dei pazienti. L’Autore presenterà la propria esperienza eseguita in ambito di chirurgia ambulatoriale relativa all’utilizzo di questo medical device.

LA CELLULITE: TRATTAMENTO MEDICO SULLA BASE DELLA EZIOPATOGENESI

M. Ceccarelli

Docente Medicina Estetica e Medicina Fisiologica - Università di Barcellona - Spagna

Lo studio della fisiopatologia del tessuto adiposo è essenziale perchè, in questo, si evidenziano le alterazioni che portano alla celulite. Recentemente, i concetti di biofisica del tessuto adiposo hanno spiegato l’azione adipogenico indotta dalla stimolazione meccanica. In particolare, lo stiramento delle cellule provoca un'induzione nell’adipogenesi, mentre la compressione inibisce sintesi dei trigliceridi. Tutto ciò è spiegato dalla funzione della matrice connettivale presente nel tessuto adiposo.

I filamenti del tessuto connettivo sono normalmente collegati alla cellula e, in particolare, al citoscheletro. Ne consegue che le variazioni di compressione o stiramento vengono portate all'interno della cellula con variazione dell’espressione o repressione recettoriale e funzionale.

Da ciò risulta evidente che variazioni volumetriche della matrice, con conseguente trasferimento di liquidi, possono indurre, allungando o comprimendo il citoscheletro, una variazione della risposta biologica.

Tutto questo ci riporta al concetto di paniculopatía edemato-fibro-sclerotica definito qualche anno fa dal Prof. Curri. L’ipertensione venosa altera l'equilibrio di Sterling con accumulo dell'acqua nello spazio interstiziale. L’aumento di fluido, incomprimibile, all'interno della matrice, allontana i filamenti di collagene dalla parete cellulare con variazione del metabolismo cellulare ed ipertrofia degli adipociti. Pertanto, si può concludere che il corretto trattamento della cellulite deve agire, prima, con una terapia della microcircolazione, quindi, con un'azione lipolitica.

TITOLO RELAZIONE

Criolipolisi per la riduzione dell’adiposità localizzata: valutazione di sicurezza ed efficacia 

Florian C. Heydecker

Direttore Dermo Laser Clinic, Vimercate (MB) – Docente Scuola di Laserterapia e di Medicina Estetica Agorà, Milano

Nicolle Tascon Grajales

Dermo Laser Clinic, Vimercate (MB) – Medico in formazione, Scuola di Medicina Estetica Agorà, Milano 

INTRODUZIONE, OBIETTIVI SPECIFICI, SCOPO DELLO STUDIO

Nel trattamento delle adiposità localizzate, sempre più spesso vengono richiesti interventi efficaci, ma che allo stesso tempo siano poco invasivi, poco dolorosi e di facile esecuzione, il tutto possibilmente con tempi di recupero brevi per il paziente. La criolipolisi, di recente introduzione in campo medico estetico, sembrerebbe possa soddisfare quanto richiesto da medici e pazienti, e di cui abbiamo valutato l’efficacia ed il profilo di sicurezza. Il metodo prevede il raffreddamento transdermico controllato dell’area di adiposità localizzata interessata ad una temperatura costante di -8°C per 70 minuti, inducendo, attraverso il processo di apoptosi, la distruzione selettiva e la successiva eliminazione delle cellule adipose subcutanee.

MATERIALI E METODI

Abbiamo selezionato pazienti di sesso femminile e maschile, di età compresa tra i 20 e 70 anni, che presentavano adiposità localizzate addominali subcutanee-sovrafasciali misurate di plica tra i 25 e 60 mm. Prima dell’unico trattamento effettuato, e a distanza di sei settimane, attraverso plicometria sono state misurate le adiposità localizzate addominali anteriori e circonferenziali, oltre alla documentazione fotografica digitale effettuata dello stato pre/post trattamento.

RISULTATI

I pazienti inclusi nello studio, a distanza di sei settimane hanno evidenziato una diminuzione della plica addominale trattata, misurata tra i 20 e 50 mm. In alcuni casi, nell’area trattata si sono evidenziati transitoriamente effetti collaterali, quali una leggera dolenzia, edemi e/o ecchimosi lievi, parestesia moderata, che senza intervento medico si sono spontaneamente risolti.

CONCLUSIONI

I dati raccolti suggeriscono che la criolipolisi costituisce un nuovo metodo efficace e di alto profilo di sicurezza per la riduzione dell’adiposità localizzata addominale.

KEYWORDS

Criolipolisi – Apoptosi

MEDICAL DEVICE

CoolTech® by Cocoon

CELLULITE E CELLULE STAMINALI

Prof. Andrea Sbarbati - Dott.sa Giamaica Conti

Università degli Studi di Verona, Dipartimento di Neuroscienze Biomedicina e Movimento

Introduzione: utilizzando un approccio ultrastrutturale, il nostro gruppo ha recentemente descritto unità di sviluppo di cellulite costituite da accumuli di tessuto adiposo localizzati in sede dermica. Tali accumuli appaiono principalmente composti da adipociti maturi, uniloculari e sono stati identificati in formazioni nodulari o papillari spesso associate a ghiandole sudoripare. Nel contesto di tale tessuto adiposo dermico, l’architettura collagenica dello stroma appare estremamente lassa. Tali aspetti indicano che il tessuto adiposo dermico differisca, per caratteristiche morfologiche, dal tessuto adiposo sottocutaneo.

Materiali e metodi: per dimostrare tale ipotesi e chiarire il ruolo del tessuto adiposo dermico nello sviluppo della cellulite, ne abbiamo studiato, con tecniche di biologia cellulare, la componente staminale che è stata comparata con l’analoga componente del tessuto adiposo sottocutaneo. I campioni dei due tipi di tessuto adiposo sono stati coltivati in vitro ed analizzati mediante citometria a flusso.

Risultati: gli esperimenti condotti hanno dimostrato significative differenze tra la le componenti staminali dei due tessuti adiposi. In particolare, le maggiori differenze sono rappresentate dalla presenza nel tessuto adiposo affetto da cellulite di una elevata percentuale di cellule staminali caratterizzate dall'espressione di antigeni embrionali di stress. Queste cellule sembrano rappresentare una sottopopolazione, poco conosciuta, di cellule staminali mesenchimali per la quale sono state dimostrate caratteristiche di pluripotenza.

Conclusione: tali dati preliminari, suggeriscono che la cellulite derivi da tessuto adiposo dermico e che l’attivazione della componente staminale possa rappresentare un fattore essenziale nello sviluppo del processi di formazione dei noduli adiposi. La componente staminale appare pertanto come un possibile bersaglio per l’identificazione di nuove strategie terapeutiche.

Keywords: cellulite, cellule staminali mesenchimali, ghiandole sudoripare, strategie terapeutiche

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