Campagna istituzionale "La Medicina Estetica non ha stagioni promozionali" - Medicina Estetica: Istruzioni per l'uso
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Settembre dopo l'estate, gennaio dopo le feste: sono i due momenti dell'anno in cui, puntualmente, il mercato della medicina estetica si riempie di offerte, pacchetti scontati e promozioni a tempo. È un automatismo commerciale che, applicato alla salute, non ha alcuna legittimità. La medicina estetica è medicina, e la medicina non ha stagioni promozionali.
Non è una questione di opinioni. È una questione di legge.
Nessuna comunicazione in ambito sanitario può contenere offerte, sconti o promozioni. Non è una posizione deontologica astratta, ma un obbligo normativo preciso. L'art. 6 del D.L. 69/2023, convertito con L. 103/2023, ha riscritto l'art. 1 comma 525 della L. 145/2018 escludendo espressamente ogni elemento attrattivo e suggestivo dalla pubblicità sanitaria. A questo si aggiunge l'art. 56 del Codice di Deontologia Medica, che impone che l'informazione sanitaria non sia mai equivoca, ingannevole o denigratoria. In medicina estetica il vincolo è ancora più stringente: l'art. 76-bis richiede al medico di non suscitare né alimentare aspettative illusorie nel paziente. Le violazioni non restano senza conseguenze: sono sanzionate dagli organi competenti.
Un settore che comunica come un negozio, viene trattato come un negozio.
Ogni offerta pubblicizzata sposta simbolicamente la medicina estetica dagli studi medici alle vetrine commerciali. E un trattamento scelto come si sceglie un prodotto in saldo è, per definizione, un trattamento deciso senza un vero processo di valutazione clinica: senza visita iniziale, senza anamnesi, senza diagnosi, senza un piano terapeutico costruito sulla singola persona. Il problema non è lo sconto in sé, ma ciò che la logica promozionale sottende: la trasformazione di un atto medico in un acquisto d'impulso.
Cosa dovrebbe sempre verificare un paziente
Chi si avvicina a un trattamento di medicina estetica dovrebbe poter contare su alcuni elementi imprescindibili:
che il professionista sia un medico chirurgo (o un odontoiatra, limitatamente ai trattamenti che riguardano il volto), regolarmente iscritto all'Ordine territoriale e operante in un ambiente sanitario;
una formazione specifica e continuativa in medicina estetica, perché essere medici non basta: la disciplina richiede una preparazione dedicata;
materiali di qualità certificata, per limitare il rischio di effetti collaterali;
una reale personalizzazione della terapia — un pacchetto standard, uguale per tutti, non è un piano terapeutico;
la consapevolezza che correggere una complicanza costa, quasi sempre, più del trattamento stesso;
un consenso informato autentico, che include il diritto di fare domande e, se necessario, di ricevere un no da parte del medico.
Un problema che riguarda tutto il settore
Chi dequalifica la medicina estetica attraverso pratiche promozionali scorrette non danneggia soltanto sé stesso o la propria immagine: il danno ricade sui colleghi, sulle strutture sanitarie, sulle aziende e su tutte le realtà che ogni giorno operano nel settore con etica e diligenza professionale. Difendere la serietà della disciplina non è quindi una questione di appartenenza a una categoria, ma un interesse collettivo.
Se ne parla al Congresso Agorà 2026
Il tema della comunicazione responsabile sarà al centro di una sessione dedicata al 28° Congresso Internazionale di Medicina Estetica "Evidence Shapes Aesthetics", in programma dal 15 al 17 ottobre 2026 a Milano. Giovedì 15 ottobre, alle ore 17:00 (Sala Amber 2), verranno presentate le Buone Pratiche per la Comunicazione sui Social in Medicina Estetica, naturale prosieguo dei principi già sanciti dal Codice Etico Agorà.




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