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Campagna istituzionale "La Medicina Estetica non si misura in Follower" - Medicina Estetica: Istruzioni per l'uso

  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Skinfluencer vs medici: su TikTok vince il reel, nello studio la diagnosi

 

I social media ridisegnano la domanda di medicina estetica: chi trascorre più di tre ore al giorno sulle piattaforme ha il doppio delle probabilità di considerare procedure estetiche, e il medico si trova in studio un paziente già orientato, con aspettative costruite da filtri e contenuti selettivi. La stragrande maggioranza dei medici estetici italiani riconosce questo come pressione diretta sulla pratica clinica. Agorà è chiara: la visibilità di un contenuto non è un indicatore clinico, e un reel non sostituisce una diagnosi.

Uno studio pubblicato sull'Aesthetic Surgery Journal nel 2023 segnala il rischio concreto che i pazienti vengano trattati come consumatori piuttosto che come individui con bisogni e preoccupazioni uniche. «Quando il follower precede il clinico, la medicina perde il suo statuto», afferma il professor Maurizio Cavallini, chirurgo plastico e presidente di Agorà. L'ecosistema digitale mostra solo i risultati di maggior successo, omettendo controindicazioni, possibilità di complicanze e la necessità di ulteriori terapie per raggiungere l'esito terapeutico.

 

FNOMCeO e Ordine di Milano: «I social non sostituiscono la diagnosi»

Filippo Anelli, Presidente della FNOMCeO, è netto: «La medicina estetica resta prima di tutto un atto professionale fondato su competenza, responsabilità e relazione di cura. I social possono essere strumenti utili di informazione, ma non possono sostituire la diagnosi, il consenso informato e l'appropriatezza clinica. È essenziale che i professionisti siano formati coerentemente con gli atti che andranno a compiere e che la comunicazione sanitaria sia sempre corretta, trasparente e rispettosa del Codice deontologico, a tutela dei cittadini e della dignità della professione medica».

Ugo Giovanni Tamborini, Consigliere Segretario dell'Ordine dei Medici di Milano e Coordinatore della Commissione Ordinistica per la Medicina Estetica, condivide appieno la posizione di Agorà e aggiunge: «La pseudopubblicità sanitaria, spesso propinata da figure non mediche, crea sui nostri pazienti false verità, aspettative erronee e inutili motivi di contenzioso con i professionisti seri e preparati. Condizione che, sommata all'uso scorretto dell'intelligenza artificiale come sostituto della competenza clinica, rischia di creare una tempesta perfetta. L’unica via d'uscita, conclude Tamborini, è la professionalità e la deontologia quotidiana: saper dire no ai desiderata inappropriati e orientare sempre i pazienti verso i trattamenti corretti». 

 

Dal web al Ministero: Agorà trasforma un'indagine in tutela concreta

Il consenso informato non è una firma: è un processo dialogico attraverso cui il paziente comprende rischi reali, alternative possibili e il diritto a ricevere un no. Claudio Plebani, segretario generale e responsabile dell'ufficio legale di Agorà, ricorda che il quadro giuridico esiste, ma viene oscurato da un ecosistema digitale che mostra solo i successi.

Agorà non si limita alla denuncia: ha condotto un'indagine autonoma su e-commerce e social network, identificando siti che vendevano filler senza alcuna verifica, e ha consegnato i dati al Ministero della Salute, che li ha trasformati nella nota informativa ufficiale dell'11 maggio scorso.

 

Evidence shapes aesthetics: a Milano il congresso rimette la clinica davanti al feed

Il congresso Agorà 2026, a Milano dal 15 al 17 ottobre, è una presa di posizione: la medicina estetica si misura sull'evidenza scientifica, non sulla visibilità delle piattaforme. «In un settore dove l'algoritmo ha scalzato la peer review, dichiarare che la scienza conta è già un atto di responsabilità professionale», conclude Cavallini. La domanda non è se i social abbiano cambiato la medicina estetica, è se la medicina estetica abbia ancora qualcosa da dire che i social non possano dire al posto suo. Per chi pratica questa disciplina con rigore, la risposta è sì.




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