What “Regenerative” means in Aesthetic Medicine: a narrative literature review attempting to demystify the core essence of regenerative aesthetics
- Francesca Arrigoni
- 6 ore fa
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Negli ultimi anni il termine “rigenerativo” è entrato stabilmente nel linguaggio della medicina estetica, diventando uno dei concetti più utilizzati — e al tempo stesso più ambigui — nella pratica clinica. Proprio per fare chiarezza su cosa significhi realmente “rigenerazione” in ambito estetico, è stata pubblicata su Plastic and Aesthetic Research una narrative literature review che analizza il tema da un punto di vista biologico, clinico e metodologico.
Secondo gli autori, la medicina estetica rigenerativa rappresenta un’evoluzione rispetto all’approccio puramente correttivo: l’obiettivo non è più solo il ripristino immediato di volumi o la riduzione delle rughe, ma il miglioramento progressivo della qualità dei tessuti, attraverso la stimolazione di processi biologici endogeni come la neocollagenesi, il rimodellamento della matrice extracellulare, l’angiogenesi e la modulazione dell’infiammazione. In questo contesto, la review analizza criticamente le principali terapie iniettabili oggi associate al concetto di rigenerazione.
Il PRP (Platelet-Rich Plasma) viene descritto come una delle tecniche più storiche e diffuse. Il suo razionale si basa sul rilascio di fattori di crescita piastrinici in grado di stimolare fibroblasti, angiogenesi e riparazione tissutale. Tuttavia, gli autori sottolineano come la grande variabilità nei protocolli di preparazione, concentrazione piastrinica e modalità di somministrazione renda difficile confrontare i risultati degli studi e definire standard clinici condivisi.
I polinucleotidi sono presentati come biomolecole con un ruolo prevalentemente bio-rivitalizzante e di supporto al metabolismo cellulare. Agiscono migliorando l’idratazione, favorendo l’attività fibroblastica e creando un microambiente più favorevole alla rigenerazione dei tessuti, con un buon profilo di sicurezza e un utilizzo sempre più diffuso nel ringiovanimento cutaneo.
Grande attenzione viene dedicata anche agli esosomi, vescicole extracellulari coinvolte nella comunicazione intercellulare. In medicina estetica sono oggetto di crescente interesse per il loro potenziale ruolo nel trasferimento di segnali biologici capaci di modulare infiammazione, proliferazione cellulare e rigenerazione. Tuttavia, la review evidenzia come le evidenze cliniche siano ancora limitate e come esistano importanti questioni aperte in termini di produzione, standardizzazione e regolamentazione.
La SVF (Stromal Vascular Fraction), derivata dal tessuto adiposo, viene descritta come una fonte complessa di cellule e mediatori biologici potenzialmente rigenerativi. Pur mostrando risultati promettenti sul miglioramento della qualità tissutale, il suo utilizzo è strettamente legato a problematiche regolatorie e a una notevole eterogeneità nelle metodiche di isolamento e applicazione clinica.
Tra i materiali con un meccanismo più consolidato figurano PLLA (acido poli-L-lattico) e CaHA (idrossiapatite di calcio), definiti dagli autori come “biostimolatori”. Questi materiali non agiscono direttamente come sostanze biologiche, ma inducono una risposta tissutale controllata che stimola la produzione di collagene e il rimodellamento dermico nel tempo, con effetti progressivi e duraturi sulla qualità della pelle.
Nel complesso, la review evidenzia come molte di queste tecnologie condividano obiettivi simili — miglioramento della struttura, elasticità e funzionalità dei tessuti — ma presentino meccanismi d’azione, livelli di evidenza e gradi di riproducibilità molto differenti. Gli autori sottolineano quindi la necessità di studi clinici più robusti, protocolli standardizzati e criteri di valutazione condivisi per consolidare il concetto di medicina estetica rigenerativa all’interno di un approccio realmente evidence-based.
Il messaggio conclusivo è chiaro: la medicina estetica rigenerativa rappresenta un cambio di paradigma promettente, orientato a un ringiovanimento biologicamente guidato, ma richiede ancora rigore scientifico, chiarezza terminologica e un adeguato quadro regolatorio per esprimere appieno il suo potenziale clinico.
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